L’Università oltre frontiera: il caso della TU di Eindhoven.

Autore: 
antonio.mazzitelli
Robi

L’università italiana è in una fase di discussione e cambiamenti. Ma anche di tagli alle risorse. Abbiamo pensato che fosse importante comprendere come vanno le cose all’estero e l’abbiamo fatto intervistando il Rettore dell’università tecnica Olandese di Eindhoven (Tu/e), dr Hans van Duijn. L’obiettivo è quello di conoscere i segreti di una realtà che, seppur ai più sconosciuta, è considerata uno dei “brain port” (porto dei cervelli, delle idee) sui quali l’Olanda sta scommettendo unitamente alla più nota università tecnica di Delft (Tu/d). C’è un epiteto che ben distingue Eindhoven in Olanda ed è quello di “città dell’innovazione”: una fama che le deriva certamente dalla presenza di Philips, ma anche di numerose start-up che trovano le loro origini proprio nell’università e che rendono il territorio nel suo interno, il Nord-Braband, una regione stimolante e tecnologicamente all’avanguardia, capace di attirare l’attenzione di studenti e professionisti provenienti anche dall’Italia. Vogliamo condividere con voi l’idea personale che anche il Politecnico di Milano si stia muovendo nella stessa direzione ed, assieme al Politecnico di Torino, possa davvero compiere la cosiddetta “third mission” dell’Università, ovvero, dopo la didattica e la ricerca, proporsi come motore trainante dell’innovazione nel nostro paese mediante il trasferimento tecnologico. Certamente i presupposti sono differenti ed avrete modo di verificarlo nell’intervista che segue. Vi è un dato che, dalle nostre analisi, emerge e lascia perplessi oltre che essere un elemento di caratterizzazione dell’università olandese e della sua differenza rispetto alla nostra. Si tratta del numero di studenti, secondo noi un indicatore della diversa “vision” dell’università, sostanzialmente improntata alla didattica nel nostro Paese, orientata alla ricerca ed al transfer tecnologico in Olanda. Per comodità consideriamo le facoltà di architettura olandesi, sono due, inserite nelle realtà di Eindhoven e Delft. Il numero degli studenti è, sommando entrambe, non superiore ad 8000. In Italia abbiamo, invece, a fronte di una popolazione solo 4 volte superiore, ben 29 facoltà ed il solo PoliMI ospita ben 11000 studenti di architettura! Vi lasciamo con questa provocazione e vi invitiamo alla riflessione. Chissà magari nel prossimo numero proporremo le stesse domande al nostro Rettore, Giulio Ballio, ed al nostro Direttore Amministrativo, Giuseppino Molinari.

Roberto:
La ringrazio per i tempo che concede al nostro giornale, Poliversa. Comincio subito con una questione scottante: qual è la risorsa finanziaria più consistente per la Tu/e? A quanto ammontano i vostri finanziamenti e in che percentuale essi sono privati o pubblici?

Rettore:
E’ un piacere per me parlare con lei. Le dico che la Tu/e si basa per un 65% su finanziamenti statali. Un 30% deriva invece da finanziamenti privati o da risorse stanziate da programmi europei di ricerca. La restante piccola parte riguarda donazioni a carico di privati o fondazioni. Il totale per l’anno 2009 è attorno ai 270 milioni di euro.

Roberto:
Esistono dei parametri che determinano il finanziamento pubblico all’università?
Rettore:
I parametri sono: il numero di studenti, il numero di diplomi ottenuti, il numero di tesi di dottorato discusse.

Roberto:
Ci sono possibilità per l’università di modificare il livello della contribuzione studentesca?
Rettore:
No, le tasse sono decise a livello ministeriale e sono fisse.

Roberto:
Come avviene la distribuzione delle risorse tra i vari dipartimenti?

Rettore:
Le risorse vengono ripartite con gli stessi parametri che hanno definito il finanziamento statale ma in aggiunta l’università premia i dipartimenti migliori con una remunerazione maggiore per stimolare l’eccellenza. L’eccellenza è per noi eccellenza della ricerca, non dipende dai questionari della didattica. Vengono quindi premiati i dipartimenti che dal punto di vista scientifico abbiano raggiunto risultati riconducibili al Merito di chi vi lavora.

Roberto:
Come viene valutata la qualità della ricerca?

Rettore:
Il numero di pubblicazione in riviste specializzate è uno dei tanti parametri che prendiamo in considerazione. Ovviamente sono importanti anche i brevetti e le collaborazioni con aziende instaurate durante il lavoro di ricerca. Il sistema è piuttosto complesso.

Roberto:
Riguardo la didattica, come viene controllata la qualità?

Rettore:
Vengono compilati i questionari della didattica che vengono poi discussi in classe in un dibattito aperto tra professori e studenti. Il questionario è anonimo e il risultato è visibile al professore interessato, alla classe in questione (durante la discussione) e ai professori del dipartimento. Questi risultati sono per noi fondamentali per decidere circa la progressione in carriera dei professori.

Roberto:
Potrebbe descriverci la governance del vostro ateneo?

Rettore:
Consta di 4 assemblee.

Il Senato, composto da tre persone: il Presidente, spesso una personalità politica o industriale di spicco; il Rettore, eletto tra i docenti ed il Direttore Amministrativo, spesso una persona dalle competenze manageriali, seppur possa essere anche un professore (ma attualmente non lo è). Il Senato resta in carica 4 anni e ogni carica non può essere eletta per più di due mandati.

La seconda assemblea è il Consiglio dei Direttori di Dipartimento che cambia ogni due anni ed è presieduta dal Rettore.

Il terzo organo è quello di controllo economico che è nominato dal Ministero e si compone di membri tutti esterni al mondo dell’università. Attualmente il Presidente di tale organo è il CEO della Philips.

Il quarto organo è il Consiglio dell’Università in cui siedono, insieme a me ad alcuni miei collaboratori, i rappresentanti degli studenti e del personale tecnico ed amministrativo.

A questo punto non abbiamo potuto che chiedere, dato l’impegno forte e costante di Svoltastudenti sul tema presso il PoliMI, chiedere al Rettore notizie circa la vita universitaria alla Tu/e. Crediamo, infatti, nell’importanza di occasioni e strumenti che stimolino l’interazione tra gli studenti sia per fare gruppo, sia perché vengano offerte sempre maggiori opportunità. E che alla fine di tutto si faccia anche un po’ di sana e necessaria Cultura.

Roberto
Veniamo alla vita studentesca: come è organizzata presso la Tu/e?

Rettore:
Esistono vari gruppi, credo siano circa 50. Hanno finalità diverse: di svago, sportive, didattiche. Sono solo due gruppi, invece, quelli che partecipano alle elezioni studentesche e collaborano con me nel Consiglio dell’Università. La stragrande maggioranza dei gruppi però non è legata alla rappresentanza studentesca.

Roberto
Come supportate la vita studentesca e che servizi mettete a disposizioni agli studenti per vivere l’università oltre le lezioni?

Rettore:
Le associazioni studentesche sono finanziate solo parzialmente dall’università. Infatti noi destiniamo circa 600.000 euro agli studenti che lavorano a tempo pieno o parziale per lo sviluppo dei gruppi studenteschi. Questi sono studenti che sospendono i loro studi per un anno e si dedicano interamente alla vita studentesca e ricevono uno stipendio dall’università.

Roberto
E le attività culturali come sono finanziate?

Rettore
La quasi totalità delle attività culturali è autofinanziata dagli studenti oppure vive del supporto di aziende private che le finanziano. E’ proprio il lavoro degli studenti cui versiamo un contributo quello di cercare finanziamenti autonomi per le attività dei gruppi. E devo dire che si è instaurato un rapporto di fiducia reciproca tra le aziende ed i gruppi studenteschi e spesso io stesso sono impressionato dalle attività che si succedono nel campus!

Roberto
Esistono altri tipi di finanziamenti per le attività?

Rettore:
Destiniamo circa 130000 euro all’anno per i viaggi culturali degli studenti, soprattutto verso l’estero. Ma i gruppi studenteschi possono farne domanda solo per integrare i finanziamenti privati che devono sempre essere la parte maggiore, altrimenti l’attività non si fa.

Roberto:
Aiuta i suoi studenti a trovare finanziamenti?

Rettore:
Certo, quasi ogni giorno mi capita di scrivere lettere di presentazione che vengono allegate alle domande di finanziamento. A volte mi rifiuto di fare la lettera di presentazione se mi pare che l’attività non sia meritevole.

Roberto:
Avete altri servizi particolari di supporto ai gruppi studenteschi?

Rettore:
Ogni gruppo ha un suo ufficio all’interno dell’università. I gruppi più grandi e storici (alcuni risalgono a prima che l’università venisse fondata, oltre cinquanta anni fa), ma anche altri più giovani, hanno una sede in un edificio interamente dedicato agli studenti. Si chiama Bunker ed è ai margini del campus. Il nome non è casuale, è a prova di studenti che possono farne quello che vogliono.

Roberto:
Concludiamo con una curiosità che lascerà di stucco gli studenti italiani: è vero che esistono bar che vendono birra pochi centesimi in università???

Rettore:
E’ vero, ci sono circa 15 bar uno per ogni dipartimento e sono gestiti dagli studenti stessi. Restano aperti solo 4 ore a settimana, al giovedì dalle 15 alle 19. E’ un buon modo per far socializzare studenti, dipendenti e professori. Ci vado anche io ogni tanto!!