Cronache Universitarie - vol. 2

Autore: 
Redazione
Cronache Universitarie - vol. 2

20 Maggio 2010: Il Consiglio degli Studenti incontra i candidati rettori

Eccellenza, autonomia, internazionalizzazione. Sono queste le promesse dei quattro candidati rettori del Politecnico di Milano Giovanni Azzone, Sergio Mattia, Riccardo Pietrabissa e Nicola Schiavoni.

Da "umili nani sulle spalle dei giganti", le presentazioni ed il dibattito sono un rincor- rersi di citazioni e sgambetti discreti, per giungere, infine, sempre alle stesse parole chiave: merito, pari opportunità, innovazione.

Questo non ci stupisce affatto eppure non è certo una nota di demerito, perché in questi concetti tutti noi studenti ci vogliamo e dobbiamo riconoscere: per quanto possa essere, infatti, depauperante e riduttivo uno slogan, ben venga, se in grado di fissare un'idea precisa e salda di ciò che dev' essere un' università publica di spicco, come il Politecnico.

 

Il confronto inizia con una breve presentazione dei programmi dei quattro candidati ed in particolare delle parti dedicate agli studenti. Ne emergono spunti interessanti, quali il progetto di un campus di Leonardo sostenibile, sviluppato dagli studenti stessi, all'interno del quale accogliere "gli studenti migliori, ai quali offrire, una volta attirati, una didattica di qualità" (Prof. Azzone), l'organizzazione di grandi eventi nel e attraverso il Politecnico, "per ristabilirne il contatto con la società milanese ed il ruolo per la città di Milano" (Prof. Mattia), l'impulso all'internazionalizzazione ed al trasferimento tecnologico (prof. Schiavoni), la visione di un'università che sia in grado di offrire qualcosa in più agli studenti che lo desiderino, per permettere loro di realizzare i propri sogni e crescere come persone e non solo come tecnici (Prof. Pietrabissa).

Seguono i numerosi interventi degli studenti, i quali non si accontentano delle parole, né dei dettagli, ma vogliono, asserisce quasi stupito il prof. Mattia, "volare in alto", assaporare il vento di novità, intravedere i progetti, cogliere le idee, collaborare a costruire un Politecnico "a colori", come propone il prof. Pietrabissa.

I temi toccati sono svariati: internazionalizzazione (presente e futuro), ruolo del Polimi nell'ambito della politica e del sistema universitario, valutazione della didattica, riduzione dell'autonomia e diminuzione dei fondi, rapporti con le aziende, 3+2, dottorato...

Emerge, con voce unanime, il timore di una riduzione di autonomia nei prossimi anni. Il ridimens- ionamento dell'autonomia concessa, sarebbe "disastroso" per il Politecnico, che è, in molti aspetti, avanti alle altre università italiane: gli atenei migliori devono potersi permettere più libertà ed evitare il rischio di una politicizzazione delle cariche (possibilità verosimile nel caso di "regionalizzazione"). Questa è l'idea del prof. Azzone, prontamente sostenuta anche dagli altri tre candidati, in particolare dal prof. Mattia.

"L'università è un costo, ma è una delle opportunità più grandi per un Paese, specialmente a lungo termine", sostiene il Prof. Pietrabissa, convinto di poter collaborare con la politica, per portare avanti progetti seri, nonostante la difficile situazione attuale, grazie alla stessa passione e preparazione che viene trasmessa e richiesta a chi frequenta il nostro ateneo.

Coscienti di questo e del prestigio di cui gode il Politecnico, dobbiamo porci, in accordo con il prof. Schiavoni, come "guida" per il sistema universitario italiano.

La qualità, tuttavia, non è un dato di fatto né, tantomeno, un valore statico e definitivo, garantito a priori, bensì un processo continuo di autocritica e tensione al miglioramento. è a questo punto del dibattito che si innesta perfettamente il confronto su uno dei grandi temi: quello dell'internazionalizzazione.

Che sia impensabile, al giorno d'oggi, trascurare questo aspetto lo sanno perfettamente i quattro candidati: la sfida più grande è, piuttosto, trovare i mezzi migliori per rendere gli scambi il più possibile fruibili ed efficaci. C'è chi, allora, come il prof. Mattia ed il prof. Schiavoni, propone la costituzione di progetti mirati, con poche università straniere, e chi, al contrario, come il prof. Azzone, ritiene tale

possibilità improbabile o, quantomeno, molto complessa da mettere in atto; sarebbe piuttosto auspi- cabile formulare progetti di scambio generici, basati più sul riconoscimento dell'ambito formativo che del singolo esame.

C'è, infine, anche la voce del prof. Pietrabissa che pone l'accento sulla creazione di un ambiente internazionale di cui il Polimi rappresenti il fulcro, anche attrattivo ("Vorrei che gli studenti, oltrepas- sando il cancello, si trovassero in Europa") nel quale non manchino gli strumenti per l' "internazi- onalità" a docenti e studenti (Corsi di lingua, approfondimento, cultura etc..). Tuttavia, aggiunge il candidato Lecchese, ci si deve anche rendere conto che, prima ancora di un'atmosfera internazionale, manca, al Politecnico, la comunità degli studenti, l'opportunità, per chi lo volesse, di creare rapporti diversi da quelli delle lezioni, la connessione con la città di Milano.

Sulla stessa linea sono, ancora una volta, il prof. Mattia ed il prof. Schiavoni, i quali sottolineano quanto sia importante offrire agli studenti e alla città l'opportunità di incontrarsi. Questioni a sé sono la valutazione della didattica ed il 3+2.

Sulla prima, tutti scivolano via abbastanza rapidamente, ribadendone l'importanza, ma evitando accuratamente il delicato tema della pubblicazione delle valutazioni dei docenti. Anche sul 3+2 c'è un sostanziale accordo tra i quattro nel dire che, certamente, ha i suoi pro ed i suoi contro. Tuttavia esso "è un dato di fatto, anche se nato male" (prof. Schiavoni), perciò l'unica cosa che si può fare è quella di rivederlo in alcuni aspetti e di offrire un percorso alternativo (ciclo unico) agli studenti che lo desiderassero o qualora si sia verificata l'inadeguatezza di tale sistema per alcuni indirizzi.

Più critico nella retrospettiva il prof. Pietrabissa, che evidenzia come il 3+2 sia un problema in funzione degli obiettivi che ci si pone e denuncia la necessità di comprendere se essi siano giusti o meno: "abbiamo sbagliato a pensare che il 3+2 fosse per tutti. Ci sono delle università che non mirano solo a laureare persone ma a dare qualcosa di più", come, ad esempio, il dottorato di ricerca che ad alcuni decenni dalla sua istituzione ancora presenta molti problemi e pone nuovi dubbi. A tal proposito, il prof. Azzone ha le idee molto chiare: il Politecnico sta lavorando molto in questo senso, ma deve ancora aggiustare il tiro per rendere questo percorso più istituzionalizzato e riconosciuto.

Di diversa opinione è il prof. Pietrabissa, che rintraccia i problemi del dottorato nelle aziende e nel mancato imporsi dell'università sulle richieste di queste ultime, spesso prive del coraggio di investire seriamente in ricerca e sviluppo, chiuse ai giovani e cieche di fronte al contributo che essi possono offrire (prof. Mattia e prof. Schiavoni).

Su queste ultime battute si arriva, ormai, al termine dell'incontro, con un'idea ed una domanda: Come sarà il Politecnico tra vent'anni?

Nessuno si sbilancia apertamente a rivelare la propria politica in caso di drastica riduzione dei fondi: il prof. Azzone, tuttavia, afferma con fermezza che ciò che non si può toccare è la didattica ed i ricambio generazionale dei docenti. Nessuno si sbilancia nemmeno sulla situazione del Polimi tra vent'anni:

il prof. Azzone si limita a trattare questioni di numero di studenti, asserendo che, ad oggi, siamo ad un buon equilibrio tra risorse e popolazione studentesca. Il prof. Schiavoni ribadisce il ruolo sociale sempre più preminente che spetterà al Politecnico di Milano.

L'unico che si lascia un po' andare è il prof. Pietrabissa, il quale ammette di essere partito, nella stesura del proprio programma, proprio da questa visione: quella di un' università "nel futuro", in funzione della quale intervenire su quello che non va, unendo capacità progettuale a lungo periodo e concretezza.

Il consiglio si conclude con l'ultimo appello elettorale dei condidati: il prof. Schiavoni chiede responsabilità, il prof. Mattia si propone come il "rettore della porta aperta", il prof. Azzone tuona un "Actions speak louder than voice", mentre il prof. Pietrabissa chiede a tutti gli studenti, al di là delle elezioni, di continuare a chiedere di più a questa università, a chiedere di "crescere".

Su queste ultime dichiarazioni, non resta che dire: che vinca il migliore!