blog di antonio vincenzo giannico

In data 18-11-13 si è svolta la seduta del Senato Accademico.

I punti principali discussi sono stati sul diritto allo studio e sul regolamento delle "Linee guida della mobilità internazionale".

Consulta della Didattica 12-11-2013 

Consulta della Didattica del 12 Novembre 2013

Consulta della Didattica 15-10-2013 

Consulta della didattica 15-10-2013

In data 15 Ottobre si è svolta la Consulta della Didattica in cui si è

Conferenza della didattica 17-18 maggio  

Si è conclusa la due giorni della conferenza d'ateneo dedicata alla didattica, questi sono stati i punti toccati ieri al trifoglio davanti ad una platea non troppo numerosa:
– Le competenze disciplinari: verso una nuova cultura politecnica.
– Le potenzialità offerte dalla tecnologia.
– Come valutare la qualità della didattica.

Conferenza della didattica 17-18 maggio  

Si è svolta oggi la prima giornata della conferenza d'ateneo dedicata alla didattica.
I temi centrali di oggi sono stati:
– Didattica progettuale e interdisciplinarietà
- Dall’internazionalizzazione degli studenti a un Ateneo internazionale
- La formazione alla ricerca

Dopo alcune interventi dei docenti, la parola è passata agli studenti e alla domanda " Come assicurare lo sviluppo di una didattica che enfatizzi la formazione, la capacità innovativa, la progettualità e la multidisciplinarietà senza sacrificare le competenze disciplinari? " io, portavoce di tutti gli studenti ho così risposto:

" Dal nostro punto di vista, posta in questa forma, la domanda pone troppi quesiti contemporaneamente e, nel proporre così tanti argomenti, rischia di confondere le carte e complicare la risposta.
Cominciamo a “sezionarla” e a chiederci, per prima cosa, se sia giusto vedere la formazione, la capacità innovativa, la progettualità e la multidisciplinarietà come antitetiche rispetto alle competenze disciplinari.
Non bisogna incappare in questo errore, ma anzi, noi studenti riteniamo che tutti gli aspetti elencati siano facce diverse di una stessa medaglia, complementari ed essenziali una all’altra.
Si deve ammettere che in Italia, per tradizione, si è effettivamente dato più peso alla speculazione teorica che all’esperienza pratica, ma ciò non significa che quest’ultima sia scomparsa o debba farlo.
È verissimo d’altra parte che altre culture, altri paesi ed i tempi attuali, sembrano essere orientati verso una formazione molto più pratica dello studente universitario, a scapito di una preparazione fondamentalmente teorica, quella, insomma riassunta precedentemente nell’espressione “competenze disciplinari”.
Gli ineluttabili cambiamenti storici e una coscienza diversa degli strumenti di cui deve essere in possesso un laureato, spingono per una reinterpretazione del processo formativo.
La sfida che ci si deve porre, è quindi, quella di una sintesi: la sintesi tra le peculiarità che da sempre caratterizzano lo studente italiano, una forte base teorica, molteplici capacità di astrazione, creatività, e cultura e le competenze che le università del mondo richiedono: la capacità critica, l’iniziativa, l’attitudine pratica, la capacità di lavorare in gruppo, soft-skills.
Si deve perciò lavorare per affinare e consolidare ognuno di questi aspetti senza prerogative o sacrifici degli uni o degli altri.

Più complesso invece è capire come è possibile enfatizzare la formazione considerando la diversità tra gli studenti di oggi e del passato.
Se si analizza bene la situazione, crediamo che ci si renda conto che semplicemente gli studenti di oggi e quelli di ieri maneggiano strumenti diversi per rispondere ad esigenze diverse e l’errore più grande che si possa fare, dal nostro modo di vedere, è costringere gli studenti del presente ad apprendere proprio gli strumenti del passato, a discapito di quelli più attuali. Ciò non implica la necessità di una semplificazione o l’impoverimento dei programmi, specialmente negli esami fondanti dei primi anni, che al contrario dovrebbero essere ancor più rigidi, ma effettivamente se vogliamo che gli studenti del PoliMi siano al passo coi tempi occorre, innanzitutto, che i professori abbiano la voglia di cambiare la didattica.
Oltre a ciò che si insegna, è cambiato il modo, da parte degli studenti, di apprendere, di ricevere informazioni (molto più veloce e concettuale, sempre meno didascalico): è evidente che debba cambiare il modo di insegnare e per farlo ci sono due strade:
• La sperimentazione cieca;
• La disponibilità, da parte dei docenti, a collaborare con professionisti per cercare di formulare un nuovo modello di didattica, più efficace ed accattivante.

Ci deve essere, certamente, la collaborazione degli studenti, che, però, può e deve essere stimolata dal docente attraverso l’estensione di lavori di gruppo e progetti a tutti i corsi di laurea, come già previsto in alcune scuole, che, oltre ad essere necessari al confronto tra studenti e permettere di interfacciarsi direttamente con i problemi, offrono un importante feedback al docente, lezione per lezione, dal momento che ciò che si dice deve “passare” e ciò che si ascolta deve essere anche compreso.
Riconosciamo allo stesso tempo la capacità degli studenti nell’organizzare autonomamente il carico di studio andando a scontrarsi talune volte fra le diversità all’interno dell’ateneo e delle scuole stesse: è impensabile infatti dover affrontare gli stessi esami del medesimo corso di studi in maniera differente solo perché appartenenti a scaglioni diversi, i programmi ed i criteri di valutazione dovrebbero essere simili! Ciò potrebbe essere superato attraverso una maggiore collaborazione tra i docenti dello stesso corso di studi, ad esempio incrociando la correzione dei compiti d’esame.
Inoltre un ateneo molto attento a garantire le pari opportunità e il diritto allo studio per tutti gli studenti, dovrebbe essere altresì garante delle stesse possibilità di apprendimento e di verifica, ecco perché riteniamo molto importante l’uniformità del numero di appelli tra le diverse scuole, siamo studenti di un unico Politecnico!

Altrove l’università è intesa come un’esperienza completa di vita, in cui si cresce sotto tutti i punti di vista e si gettano le basi per il proprio futuro, come professionisti, ma anche come uomini e donne.
In Italia, nella maggior parte dei casi, l’università viene vissuta con eccessiva “verticalità”,a discapito di quell’”orizzontalità”, che tanto riconoscimento porta al nostro sistema di scuole medie superiori.
Non che in università non ci si debba, in un certo senso, “specializzare”, ma crediamo lo si debba fare con un occhio sempre rivolto anche ad altre realtà, che esistono e ricche, già durante la vita di studente, e che diventeranno preponderanti nel mondo del lavoro, in cui è impensabile non doversi confrontare con altre figure, magari diametralmente opposte alla propria, ma con le quali si deve poter avere un dialogo e degli argomenti.
In questo senso, al Politecnico, non si deve perdere la cultura, che è l’humus comune dal quale tutte le idee, soprattutto quelle più innovative, nascono e si deve dare l’occasione, a quanti più studenti possibile, di sperimentare la multidisciplinarietà e la diversità. Ma tutto ciò deve trovare la sua fonte primaria da soggetti diversi dai docenti o anche dal Politecnico in senso stretto.
Sarebbe bello pensare ad allargare il numero di competizioni internazionali alle quali il PoliMi partecipa: competizioni, che di solito, mettono insieme team di studenti provenienti da diversi ambiti.
Coinvolgere gli studenti nel progetto reale dell’ateneo, con progetti affidati unicamente a studenti (dalla realizzazione di un’applicazione per iPhone (designers+inginf) al progetto di un nuovo edificio(ing+arch), etc..)
Si può pensare di aumentare il campo degli esami a scelta, inserendo tra di essi alcuni dal carattere non prettamente tecnico, afferenti ad altre scuole o corsi di studio, o permettere ad uno studente di seguire dei corsi in più, con un riconoscimento a livello di crediti.
Al di la di tutto questo, noi riteniamo fondamentale che la risorsa maggiore sia quella derivante dagli studenti stessi: non si può infatti chiedere ad un corso di studi di perdere la propria identità, si deve invece ricordare che la prima fonte di multidisciplinarietà è il contatto con le altre persone, che studiano cose diverse dalle proprie!
È quindi fondamentale, anche per il bene della didattica e della formazione di studenti, individui e cittadini, la creazione di una forte community politecnica di studenti, che abbiano le occasioni ed i luoghi per incontrarsi, discutere e confrontarsi.
Gli studenti, inoltre, percepiscono chiaramente questa necessità di crescere su più fronti e sono i primi ad organizzare corsi aggiuntivi a quelli offerti dal polimi, ad incontrarsi e creare qualcosa di diverso, a prendere l’iniziativa, ad affrontare praticamente i problemi, a lavorare insieme .
Per questo è importantissimo sostenere le attività degli studenti. Sostenerle economicamente ma anche idealmente, con la convinzione da parte di tutti, amministrazione e docenti, di quale importanza ricopra il mondo al di fuori delle lezioni per l’arricchimento di quei laureati che una volta terminata l’università si ritroveranno a costruire il futuro.
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